Comunicare è un bisogno primario dell’uomo. Significa trasmettere pensieri, emozioni, disagi e aspettative, sin dalla nascita, prima con il pianto poi con il sorriso. Comunicare è una leva istantanea delle dinamiche sociali che genera naturalmente reazioni, positive o negative, deboli o forti. Comunicare è traduzione di sentimenti in atteggiamenti, di idee in azioni. La nostra organizzazione vive di comunicazione, si alimenta di emozioni coinvolgenti, influisce attraverso la comunicazione.
In quanto soggetti di comunicazione, ci nutriamo di ciò che accade nella quotidianità e contribuiamo a trasmetterlo con i mezzi che riteniamo più idonei, ovunque nel mondo, immersi in un flusso portato all’esasperazione, al limite, talvolta oltre il confine. È plausibile o auspicabile uno stile di comunicare rotariano, efficace nel contesto geopolitico contemporaneo? Come possiamo essere portatori di comprensione e traduttori nella cooperazione internazionale se non sentendoci forti della nostra cultura occidentale, della portata del linguaggio della democrazia, della consistenza persuasiva dei valori di equità e libertà?
È compito anche della nostra associazione fare in modo che la comunicazione sia espressione di concretezza nell’affermazione della comprensione internazionale.
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