Il sentimento comune riportato dalla Convention di Taipei è che sia stato un anno di svolta, durante il quale è maturata la consapevolezza che la quintessenza del Rotary risiede nella costruzione dal basso delle cose semplici, rispondenti al grande disegno harrisiano che ritroviamo riassunto in due concetti fondamentali: il bene comune e la pace.
La capacità di declinare i principi rotariani sta nell’essere proattivi in ogni situazione. I Rotariani sono immuni dal lasciare cadere le braccia, pronti a rimboccarsi le maniche per intervenire ovunque serva, nell’immediatezza di una emergenza collettiva, come nell’alimentare idee nuove o dare continuità ai grandi progetti. La forza della ramificazione planetaria, che ci vede parlare un’unica lingua, ognuno sotto la propria bandiera, e condividere grandi obiettivi, fa del Rotary un insieme di veri attori del cambiamento.
Perché ciò avvenga, occorre una leadership sempre più matura e coinvolgente. In questa direzione, il presidente internazionale Francesco Arezzo ci ha fatto dono del richiamo rivolto ai giovani, che hanno risposto in ogni parte del mondo, dando prova che possiamo contare su una generazione emergente affine ai valori rotariani ed entusiasta di adottarli nel percorso di crescita e formazione, umana e professionale.
Possiamo affermare di essere pronti a ripartire facendo leva sulla forza vitale intergenerazionale che deve caratterizzare il coraggio e la vocazione all’altruismo concreto e propositivo. Elementi su cui il Rotary si è radicato nella società, per garantire un Servizio duraturo, generatore di benessere.



