Simone Schiavetti: leadership di successo

Simone Schiavetti: leadership di successo
Simone Schiavetti: leadership di successo

L’esperienza professionale di Simone Schiavetti comincia nel 1999, nell’area marketing(settore technology) di Lyreco Italia. Dopo due anni, diventa Export Managerin una piccola azienda padronale, dove si occupa di esportazione di prodotti idraulici in quasi tutta Europa, un’esperienza fondamentale dal punto di vista umano e professionale. In questi anni comprende l’importanza della relazione personale, in perfetto equilibrio con quella professionale. Decide di tornare in Lyreco, una realtà capace di unire strumenti, potenzialità, forza internazionale, creatività e, soprattutto, rispettare e valorizzare le risorse umane.

Si trasferisce quindi a Roma per l’apertura della nuova sede commerciale della multinazionale francese nel centro Italia. In due anni, da venditore diventa responsabile commerciale, prima di essere definitivamente richiamato nella sede di Milano. Dopo aver seguito e gestito un team di persone del National Account, nel 2007 diventa Direttore Venditee, nel 2016, viene nominato Amministratore Delegato. Vent’anni di brillante carriera, un percorso dinamico in continuo aggiornamento, nei ruoli e nelle competenze. Quello che Schiavetti non ha mai cambiato è il comportamento, l’atteggiamento e il piacere di lavorare a stretto contatto con un team di persone, da cui si fa chiamare solo e rigorosamente “Simone”.

Sfera personale e professionale, un equilibrio vincente ma complesso.

Il rischio che la sfera personale prevarichi su quella professionale è altissimo. Gestire un team di persone favorendo la relazione, la trasparenza e la prossimità è divertente e vincente, ma allo stesso impegnativo e difficoltoso. Ho creato l’acronimo S.M.A.R.T. (Strategia, Maturità, Agilità, Resilienza e Tecnologia), come guida di comportamento per tutte le persone che coordinano un gruppo di individui. E la maturità è proprio l’elemento fondamentale, nel manager e nel collaboratore, per saper separare, a seconda dei casi, la componente personale da quella professionale.

Anche lo sviluppo della cultura del feedback immediato riesce a garantire la sostenibilità di questo processo, ovvero l’intelligenza tra colleghi-amici di condividere e accettare eventuali richiami, in presenza di atteggiamenti o risultati negativi.

Cosa significa per lei rappresentare la leadership aziendale nel gestire un team di persone?

Significa essere un esempio, di coraggio, rispetto, professionalità, vicinanza. E oltre ogni esperienza e competenza, un manager deve sapere ascoltare, confrontarsi e comprendere tutte le componenti che definiscono un gruppo. Una competenza fondamentale per essere leader di successo. Il leader, o chi coordina un gruppo persone, non è necessariamente il più competente, ma sicuramente deve essere la persona più umile in azienda.

Parliamo dell’intelligenza emotiva. Quanto è importante?

Essenziale. Saper comunicare, ascoltare e decidere, essere sinceri e trasparenti con le persone aiuta moltissimo lo sviluppo della sfera professionale. Avere il coraggio di condividere problematiche e opportunità in una situazione di prossimità permette di raggiungere qualsiasi risultato.

Qualità innate o acquisite?

Sicuramente innate. Con l’esperienza e la formazione è possibile modificare determinati atteggiamenti e competenze, ma mai in modo assoluto. Non stiamo parlando di skill tecniche.

Come è cambiata la leadership negli ultimi anni?

Prima chi ricopriva il ruolo della leadership era convinto che fosse necessario essere autoritari, ma a funzionare oggi è sempre più l’autorevolezza, che è diverso. Ho conosciuto molte persone che amavano la definizione dell’Amministratore Delegato più del proprio nome.

Io in azienda ho sempre voluto essere Simone, non il General Manager. Questo non significa che i ruoli non siano importanti, anzi, ma credo che oggi la leadership si debba basare più sull’incontro e sul confronto.

Giovani e mondo del lavoro. Quali sono le competenze più ricercate? E voi cosa cercate nei giovani?

Le competenze più richieste oggi, sia in Lyreco sia nel mercato, sono tutte legate al mondo digitale, Digital Manager, Content Manager, Data analyst e Data Scientist in particolare. Il digitale ha modificato radicalmente la relazione tra azienda e cliente. Ma queste sono competenze tecniche; ciò che ricerchiamo in Lyreco sono principalmente le cosiddette soft skill: capacità di essere agili, flessibili, di sapersi relazionare e, soprattutto, di avere coraggio. La nostra società ne ha bisogno. Il coraggio che si traduce nel sapere accettare l’errore come fonte di apprendimento.

Non tutte le aziende sono capaci di accettare gli errori. Ma la verità è che nessuno ha la bacchetta magica, e la costante ricerca della perfezione è la miglior nemica del meglio. L’obiettivo è raggiungere il meglio, tramite errori e apprendimento.

Nelle nuove generazioni cerchiamo anche la cultura della fatica. Ho la sensazione che i giovani d’oggi non vogliano faticare, sono meno disponibili a sporcarsi le mani.

Cosa consiglia alle nuove generazioni?

Ragionare prima sul dovere poi sui i diritti. Ricordo con piacere un video di Marchionne, in cui parlava di diritti e di doveri: oggi c’è molta cultura del diritto e meno del dovere. Non tutto è dovuto.

Cosa ne pensa dello smart working?

Sono a favore. Quello che conta oggi è il risultato, non come lo raggiungi, e tanto meno senza un necessario e quotidiano controllo. Non siamo più legati all’idea del posto fisso in ufficio, ovviamente dove è consentito.
Da oltre un anno Lyreco ha investito nello smart working. È importante portare a bordo le migliori figure professionali, a prescindere dalla disponibilità logistica, per non privarsi di talenti. E lavorare con persone al di fuori del territorio di riferimento è un’opportunità aziendale di crescita e contaminazioni positive.

La Certificazione Top Employers Italia premia ogni anno le migliori multinazionali per l’eccellenza nel trattamento delle risorse umane. Retribuzione, formazione e carriera, quali i fattori dominanti?

Credo che l’aspetto economico sia importante ma non fondamentale. È imprescindibile invece un ambiente capace di trasmettere passione, entusiasmo, visione a lungo termine, cultura e valori; le parole chiave sono attenzione e trasparenza.

Qual è la differenza tra lavorare in una multinazionale e lavorare in una multinazionale come Lyreco?

Non ho esperienze di altre multinazionali, ma penso che la reale differenza sia tra una multinazionale quotata in borsa, con più azionisti, e una multinazionale con un unico proprietario, come Lyreco. Questo permette una visione a lungo termine, trasparenza, inclusione e maggiore gratificazione. Le persone in Lyreco si sentono parte di un progetto, non semplici pedine.

Multinazionale e territorio, rapporto fragile o costruttivo?

Rapporto assolutamente costruttivo. Ciò che ammiro di Lyreco, nonostante l’azienda sia francese, arrivata in Italia con tutti i paradigmi e stereotipi del caso, è stata la grande capacità nell’unire le proprie competenze alla creatività e al DNA italiano.
Molte le attività aziendali di restituzione sociale verso un territorio, quello di Cambiago, che ha saputo offrire ospitalità ed enormi opportunità.

 

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